La pratica della fede

Cominciamo allora da Gesù e la fede! La mia tesi è che la pratica spirituale cristiana deve essere la fede. Questo è ciò che deve essere recuperato e compreso per ciò che è possibile. Quando infatti si parla di pratica sembra che la salvezza del credente provenga dai suoi soli sforzi. Ciò che salva non è il rito o le preghiere e né le opere di carità. Se è vero infatti che Gesù libera l’uomo dall’oppressione del regime sacrale e pone la carità quale comandamento unico e richiesto da Dio, egli non è così sprovveduto da pensare che questo possa accadere in forza della nostra semplice buona volontà.

Che cosa ha cercato Gesù negli uomini che incontrava? Che cosa ha cercato di suscitare nel cuore dei suoi apostoli? Che cosa salva le persone che lo incontrano?

La fede.

C’è un passaggio molto bello nel capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, quando la folla insegue Gesù dopo il grande miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci: “Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?” è la domanda della folla. Gesù rispose: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato”. È interessante la domanda con quei due verbi che poi interessano ognuno di noi: fare-compiere-opere di Dio. Insomma cosa vuole Dio da me che faccia? La risposta è chiara quanto sorprendente e se ne deduce che credere è un’opera di Dio. L’opera che Dio vuole da noi è quella che Lui vuole operare in noi ovvero far apparire in noi la fede.

La fede è l’opera di Dio che ognuno di noi deve compiere.

E qui le cose però non tornano perché la discussione sulla fede in molti casi è vincolata da posizioni che sembrano eliminare ogni possibilità di confronto.

Prima posizione (credenti generici): non ho fede nelle istituzioni e nelle religioni, ma ho fede che ci sia Qualcosa, un’Entità.

Seconda posizione (atei devoti): avrei voluto credere, ci ho anche provato, ma evidentemente è un dono di Dio che non mi è stato dato.

Terza posizione (credenti introversi): credo moltissimo, ma non pratico regolarmente.

Quarta posizione (credenti talebani): sono certissimo, credo.

Ognuno è libero di scegliere queste e altre posizioni, ma il cristiano dovrebbe accogliere più seriamente la scelta di Gesù. Per Lui tutto ha senso nella carità. Tutto è possibile nella fede. La sua religione trova in queste due parole le uniche opere che siamo chiamati a compiere.

Se però pensi, “va bene, io ho molta fede che altro devo fare?”…ecco non hai capito ancora Gesù. Qui non stiamo parlando della fede negli articoli del credo o del catechismo. Qui stiamo parlando della propria dimora interiore, dell’anima, quale luogo nel quale lasciare che Dio operi. Ogni giorno. La fede non è come un lasciapassare che devi avere per poter partecipare o ricevere delle cose. La fede è l’essenza dello sforzo (opera) del credente e di Dio per salvare la propria vita. In fondo è come un ritornello che tutti conosciamo nel Vangelo: “Và, la tua fede ti ha salvato!”. Per chi legge le storie dei miracoli di Gesù, la reazione della folla, quella degli apostoli e dei farisei, si osserva sempre l’apparizione, questa sì ancora più miracolosa, della fede. Jairo e sua figlia, l’emorroissa, il paralitico, il centurione…tutta gente insospettabile che compie l’opera di Dio, che lascia che Dio compia la sua opera.

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