L’Opera della Fede

C’è un testo spaventoso nel Vangelo di Marco sull’opera della fede che spesso viene come taciuto, ed è la maledizione del fico. Gesù è a Gerusalemme per la sua ultima Pasqua, sta scendendo la collina degli ulivi che lo porta al Tempio e maledice un fico che non aveva frutti in un tempo nel quale non poteva averne. Il fico si secca fino alla radici e Gesù arrivato sul tempio scaccerà i mercanti dal tempio.  Gli apostoli si meravigliano del suo potere, i sacerdoti indagano la sua autorità, ma Gesù sembra avere in mente una sola parola: “Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte (!): levati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà.” (Mc. 11,22) Ma il monte è il Moriah, quello del Tempio che Gesù ha dinanzi ai suoi occhi! Quel tempio nel quale ha trovato ladri e non credenti, quel tempio che non può più dare frutti, che è maledetto come quel fico! L’opera di Dio non sarà mai un tempio o una chiesa o riti e cerimonie: levati, gettati nel mare!

E infatti quello che segue è ancora più sorprendente e rivela l’opera e la potenza della fede: “tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe”. (Mc. 11,24-25)

Non un covo di ladri, ma una casa di preghiera. Non un tempio ormai rinsecchito e maledetto, di cui “non rimarrà che pietra su pietra” (cfr. Mc. 13,2). Ma un cuore senza dubbio e senza falsità, con il prossimo (il perdono) e con Dio. E questo nuovo tempio-cuore, è così potente che ottiene con il sacrificio della fede ciò che migliaia di sacrifici animali non potevano mai ottenere: il perdono delle colpe. Ed è proprio questo miracolo (la bestemmia secondo gli scribi!) con il quale Gesù inaugura la sua missione (cfr. Mc. 2,1-12).

La religione può essere maledetta e rinsecchire fino alle sue radici. Gesù è venuto a dirci che Dio ha bisogno di cuori liberi, aperti, sinceri e umili e che la fede è l’opera che ci viene chiesta affinché il nostro cuore si mantenga così.

Il vero peccato non è non avere fede, ma presumere della propria fede.

Se tutto è possibile con la fede, tutto è più semplice di quanto si pensi. Non c’è cosa che la fede non possa salvare. Osserva la tua vita, il tuo dolore, le tue prove e poi chiedi al tuo cuore di credere, di aver fiducia perché questo cuore è abitato dalla grazia. I miracoli vanno e vengono, i dubbi pure, la fortuna è cieca, i peccati pure, ma la fede è un’opera d’arte che ispira una vita intera, è la luce che illumina, il sale che dà sapore, il bastone che sorregge, la spinta che ti fa cadere, il coraggio che ti fa rialzare. Lungi dall’essere una semplice attesa di miracoli, la fede prende sulle spalle i dubbi della ragione, l’oscurità della verità e la solitudine di certe giornate e senza rispondere a quei dubbi, ti spinge, ti fa trovare forze che non conoscevi, una resistenza non provata e un rischio che non volevi correre. E se sei davvero ispirato, ti porterà a decidere e ad andare avanti, anche contro certe evidenze, nonostante certi calcoli, anzi ti insegnerà che più non ci guadagni più sei sulla buona strada, consegnando nuovi dubbi e nuovi scelte, quelle di Gesù: che ci ha chiesto di credere, ogni giorno con tutto il cuore, che Dio è Padre misericordioso e che ogni uomo va amato e perdonato, così come fa lui.

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